Come Un Brivido

...Quando l'emozione si fa parola, il battito cardiaco stile, l'adrenalina inchiostro...

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Uno spazio per trasmettere e comunicare emozioni, sensazioni, fragranze di brividi quotidiani. Perché "la vita è un brivido che vola via. E' tutto un equilibrio sopra la follia"
(From the song Sally)

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Brividi d'Autore

 
Bisognerebbe non conoscerlo mai, l'amore. Continuare a sperarci, ma che non venisse mai (C. Cassola)


Non c'era bisogno di sguardi, di parole, di gesti, di contatti: solamente il puro stare insieme (W. Goethe)


Voglio se posso odiarti e se non posso per sempre amarti (Ovidio)


Viviamo come sognamo: soli (Conrad)


Il Dio che potrebbe ancora salvarci, se la prende comoda (P. Sloterdijk)


Un vero amore non sa parlare (W. Shakespeare)


Il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza (J. Borges)


Prima di salutarvi vorrei proprio lasciarvi un messaggio positivo. Ma non ce l'ho... Fa lo stesso se vi lascio due messaggi negativi? (Woody Allen)

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sabato, 31 marzo 2007

Respira

Dopo giorni di apnea, provo a rilasciare un sospiro storpio e balbettante su queste righe. E’ cambiato tutto in poco tempo. E’ tornato il sole. E io sono più calma, rilassata, leggiadra. Per questo, riesco a sollevarmi e guardare dall’alto quello che capita nel mio piccolo mondo – antico, ammuffito, accartocciato. Non c’è niente di davvero speciale. La pennellata che ho voluto sferzare sulla tela, non ha mai sortito il suo effetto. Resta un quadro come tanti, banale, prevedibile. Ero io a vederci dentro l’universo. Ora è tutto chiaro: un baffo nero su una tela, la realtà è altrove. Ed è inutile ritoccarla, rielaborarla, ridisegnarla secondo i miei confini. Perché va già benissimo così. Perché se non vuoi ricadere nei vortici dell’anima, devi abbandonarla, e in fretta, prima che ti risucchi più di quanto non abbia già fatto. Perché a volte basta spegnere l’interruttore e non pensare più. Perché forse finalmente l’hai capito: non ne vale la pena. Non se di te vedono solo un corpo da magnetizzare. Non se ti (fra)intendono come un manichino pronto a calarsi in patetici personaggi da commedia disperata. Non se pensano che indossi un ruolo posticcio che neanche ti compete, se temono di guardare cosa c’è dietro una parola non detta, se credono di possederti dopo un flebile fruscio di condivisione - Puro sfiorare. Semplice, sublime. Ma niente, niente di reale. Nulla esiste, se non sa di esistere. E se non lo sa, se non ci crede, se non se ne (pre)occupa, allora amica mia non guardare oltre. Fermati, e respira.

Brivido di Claaaaa - marzo 31, 2007 16:53
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domenica, 25 marzo 2007

La morte del cuore, la cura degli altri e la via della scrittura

Quando il cuore cessa di battere, nulla vuole restare dentro. Non un volto. Non un ricordo. Non un nome. Il corpo si fa cadavere e rimane freddo, insensibile ai richiami dell’al-di-qua, invidioso della pace dell’al-di-là. Corpo nudo nel frammezzo. Corpo solo, sulla soglia. Anima sgretolata, che non sa più dove né come germogliare. E non c’è resto, residuo, cenere da cui ricominciare. Non ora. Perché quando si muore dentro, non si può rinascere. Si sopravvive, si tira avanti, ci si aggrappa allo scorrere della vita sperando che l’ultima onda sia quella fatale. E provi a respirare sott’acqua, ma qualcuno ti salva. E provi a lanciarti nel vuoto, ma c’è una mano che ti blocca e tu resti con le gambe penzoloni a guardare giù. E’ raro essere amati. E incomprensibile, anche. E meraviglioso. Delle ultime settimane, intense ed infernali come del resto diverse stagioni della mia vita che pensavo oltrepassate,  ricorderò gli sguardi di chi vedeva nei miei occhi quella luce nuova e pericolosa, di chi chiedeva senza aver risposta cosa mi passasse per la mente, di chi si preoccupava, di chi provava a mettere le mani avanti per me, nel mio ostinato silenzio, in mille affettuosi modi diversi:

“Qualunque cosa ti stia succedendo, dovresti smetterla di inseguire emozioni estreme”

“Il punto è che tu non sei conciliante, affatto”

“Vivi. Tuffati nelle tue passioni e ossessioni. E’ quello che riesci a fare meglio”

“Mi ricordi Saturno contro: io esagero sempre. E’ il tuo unico pregio, no?”

“Segnati questa data sul calendario: oggi, persino tu sei umana”

Lanciati, ma attenta alla caduta brusca: non è giusto, dopo tutto quello che hai passato. Pure se te lo sei un po' autoinflitta, ma noi ci conosciamo: le falene, le luci e tutto il resto".

Essere amati, curati, coccolati è quanto di meglio la vita possa darti. Anche se sotto al petto non batte nulla, perché anche il cuore ha smesso di credere abbracciando la via dell’ateismo assoluto, so che ci sono loro a battere per me e cullarmi in quel futuro che mi (a)spetta. E l’unica cosa che riesco ancora a fare, spero al meglio, è omaggiarli con parole che tiro a forza fuori dalla tastiera di marmo. Perché la scrittura è l’unica via che ti consegna all’assoluto, ti eternizza, costringendoti a una sublime vita senza fine... E se potessi vivere per sempre?

 

 

The fountain-l’albero della vita

 

Aronofsky non è di questo mondo. Non è un regista, non è un genio, non è una cripta di visioni senza fine. E' semmai tutto questo insieme, e molto altro ancora, in un misto indecifrabile di arte e follia che mai saremo in grado di comprendere fino in fondo. The Fountain, sorgente ultima sgorgata dal furore creativo del genitore del cattivissimo Requiem for a dream, ne è l'ennesima e forse più eclatante dimostrazione. Un film? No, tre (e la scelta del numero perfetto/triadico non può esser stata casuale). Tre narrazioni che si mescolano e coagulano come nelle mescite più fluide e generose, che confluiscono tutte nello scorrere eterno e inarrestabile (il pantha rei eracliteo qui è più che evocazione) di un singolar tenzone a suon di liquidi (lacrime, sangue, inchiostro, linfa…). A sfidarsi, le due potenze cosmiche che si contendono il mondo, fuori e dentro l'umana essenza, fin dalla sua genesi più remota: Eros e Thanatos.

The Fountain Movie Stills: Hugh Jackman, Rachel Weisz, Ellen Burstyn, Darren AronofskyFare della morte la protagonista assoluta di un film, (s)battendo in primo piano un argomento-taboo è, prima ancora che una sfida pericolosa, un'assicurazione al coro funesto del flop. Soprattutto quando si rovista a piene mani nel fango cancerogeno dell'esistenza, nella presunzione della scienza moderna di voler sfidare le imperscrutabili leggi della natura. Un gruppo di scienziati si affanna a scovare un antidoto contro il noto male che non perdona. La convinzione che regge un'ambizione tanto superba, è la pretesa di sconfiggere la morte, di trattarla alla stregua di una malattia per cui è possibile, sarà possibile, deve essere possibile una cura. Altrimenti, non la scimmia, ma l'uomo, anzi la donna, la regina, non sarà più. Trionfa Thanatos sul doloroso pianeta chiamato terra, senza rivincite possibili. La partita cosmica è allora rinviata nell'altrove, un al di là che attraversa la storia e i millenni lungo la via dell'assoluto: Xibalba. Una formula magica, più che uno spaccato d'universo Maya. E' la parola della fine che dona inizio, l'evento che apre alla vita, la nebulosa che avvolge compassionevole una stella morente, per poi esplodere fulgida nella resurrezione della speranza.

The Fountain Movie Stills: Hugh Jackman, Rachel Weisz, Ellen Burstyn, Darren AronofskyOro in cielo, neve sulla terra, sangue nella Spagna dell'inquisizione. Solo un "conquistador" dal cuore puro può salvare l'umanità da tanto orrore. E potrà farlo solo a prezzo di un sacrificio compiuto nel nome della vita, vita che fiorisce e si eternizza in un tripudio variopinto di Madre Natura, dove tutto è imperituro e gli alberi non sono che metamorfosi ovidiane di anime liberatesi per sempre dall'atroce prigionia del corpo umano. Ancora non basta, la via che conduce all'immortalità non è stata del tutto percorsa: "Finiscilo!", ecco l'esortazione madre che guida una pellicola che non si lascia mai afferrare per davvero. Vola alto, piuttosto, vola oltre, deridendo i ciechi schemi concettuali di chi guarda senza contemplare, fino a implodere provocatoria nell'infinito. Un imperativo senza riserve, "finiscilo!", la missione deve essere completata. Eros deve trovare il sentiero per la vittoria definitiva sull'acerrima avversaria. Magari lungo l'inchiostro languido e cadente di una penna, di un'incisione, di una ferita che squarcia la pelle/pellicola di un universo ancora mortale: la scrittura come elisir d'immortalità, dove la firma dell'ultimo capitolo è condanna a morte e insieme promessa di eredità, di futuro, di riscatto dal corpo. Attraverso le sue pagine, l'amata Isabel non morirà mai. Rivivrà, invece, sempre, ogni volta unica, negli occhi di chi sfoglierà il suo libro.

The Fountain Movie Stills: Hugh Jackman, Rachel Weisz, Ellen Burstyn, Darren AronofskyRachel Weitz è un'Eva morente di rara bellezza, struggente e fragile scrittrice, imperiosa e divina sovrana, soffice fianco cui dedicare in un tocco soave l'estremo saluto. Hugh Jackman, semplicemente grandioso, incarna la fede guerriera, la ragione che combatte senza arresa anche dopo l'ultimo battito e l'amore che si eleva mistico nella congiunzione di un abbraccio linfatico infinito. Applausi scroscianti per il direttore della fotografia Matthew Libatique e per lo scenografo James Chinlund, prestigiatore di sequenze la cui perfezione estetica si carica di pathos in uno scambio con la fantascienza che ha del poetico. Se anche il regista/sceneggiatore potesse vivere per sempre, la magia ultraterrena del cinema, quella che non si nutre di concretezza né didascalismo ma attinge dalla sacra fonte generatrice di immagini e passioni, non conoscerebbe più alcuna fine.

 

(http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=3527)

Grazie. Perdono.

Brivido di Claaaaa - marzo 25, 2007 12:29
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giovedì, 22 marzo 2007

"Play it again, Sam!"

ChagallPoche righe sfocate, oggi. La forza di scrivere si va affievolendo. La tastiera è troppo piccola per tratteggiare ogni mio errore. Ogni difetto. Ogni spigolo che non riesco a smussare. Forse mi stai leggendo. Forse no. Il punto è che ti sto pensando. Che non riesco a non farlo. Che domani, magari, ti avrò già dimenticato, in uno di quei miei impulsi drastici a testuggine che già conosci così bene. La porta del guscio adesso scricchiola di più. E sa di parole, sguardi, attimi. E sa di te. Me ne accorgo adesso che la sto richiudendo, sforzandomi di rinserrarmi all’interno e lasciare tutto fuori. Provavo tanta rabbia, prima. Stupida e infantile. Gli occhi mi bruciavano. Il rumore del vetro che si spaccava era assordante. Ti ho lasciato andare, come sabbia fra le mani. E pensavo bastasse quella rabbia a completare l’opera. A marcare un punto, senza ritorno. A restituirmi la tranquillità insipida che avevo prima. Mi sbagliavo. E questo mio guscio, suona già a vuoto. Provo a non pensarci. Forse, chissà, è più giusto così…

Brivido di Claaaaa - marzo 22, 2007 23:29
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domenica, 18 marzo 2007

Ancora

...poi all’improvviso percepire un atomo che fa la differenza sentirlo toccarlo osservarlo crescere pulsare prendere vita dentro di te dentro un animo marcio celibe di anima dentro convinzioni screziate e sogni irriflessi una sensazione strana che non mi appartiene che non si addice alla persona diventata individuo che non si conforma con gli obiettivi prefissi e prefissati una scintilla ribelle di novità di aria fresca di imprevedibile magia di follia impertinente di luce solo mia solo questo sole solo questa sete solo questo silenzio che sibila di parole che vibra che si fa carne che si fa vita solo per un attimo quell’attimo capace di valere una vita intera squarciare un buio incancrenito farsi attendere sperare agognare quell’attimo che più cerco di scacciare più inseguo - un attimo, un attimo ancora.

Brivido di Claaaaa - marzo 18, 2007 15:26
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venerdì, 16 marzo 2007

Librandomi libera

Non dovrei essere qui.

Non sono nella condizione di potermelo permettere. Immersa nella solita marcia di impegni e scadenze, troppi numeri (pagine, battute, cifre…) si accalcano nella testa soffocando ogni vagito di creazione e di vita. Vado all’università – e vorrei ritrovarmi al mare. Respirare la salsedine, abbracciare sabbia calda, sciogliermi sul gelo di uno scoglio nascosto.

da googleApro un libro – e vorrei finire il mio. Catapultarmi fra personaggi che ho abbandonato e che mi tormentano, chiedendomi tempo, aria, costanza, manichini mozzi che reclamano un paio di gambe per poter correre veloci sul foglio e plasmare storie, incontri, passioni.

Sorseggio un cappuccino – e vorrei fiumi di sangria, balli scatenati, oblìo facile e indolore.

Guardo un film già visto – e piango. E non la smetto. E per un istante esisto solo io, vorrei scappare, tuffarmi nel serpente di macchine che avvelena l’aria che respiro.

Cammino sotto al sole – e vorrei pioggia, terra, fango. Rotolarmici e sentirli sulla mia pelle ruvidi e accoglienti, e non pensare, no, per una volta non pensare a niente. Non ricordare. Non capire. Non preoccuparmi. Non temere. Non patire. Non pentirmi. Non sapere.

E vorrei vivere su una stella, esploderci dentro, poi scrivere, cantare, creare, amare, donare, aver cura di senza doverne attendere con terrore le conseguenze. Vorrei sentirmi libera di essere chi sono e chi non sono. Libera di rimuovere dalla mia testa ogni decisione che pesa doverosa, libera di poter guardare con occhi sbarrati ciò che non dovrei vedere, libera di abbracciare tutto quello da cui fuggo, libera di poter sbagliare, riprovare e poi, chissà, ricominciare.

La libertà è un lusso per pochi. Ma prima o poi, me lo prendo anch’io. 

 

P.S: grazie a tutti coloro che sfiorano con la loro penna, controfirmandoli, i brividi dei pensieri miei...  

Brivido di Claaaaa - marzo 16, 2007 01:05
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domenica, 11 marzo 2007

Psicopatologicamente incorreggibile

Dedicato a tutti coloro che da anni tentano di convincermi, con parecchi mezzi ma con scarsi risultati (scarsi, non nulli), che innamorarsi fa decisamente bene. La mia tesi, invece, è ultimamente sempre più vicina a questa concezione di disturbo psichico, che ho scoperto sfogliando un interessante manuale di psicopatologia:

 

<<…irrompe un’ansia fortissima e apparentemente immotivata, improvvisamente il cuore comincia a battere, manca l’aria, sembra di morire da un momento all’altro, si ha paura d’impazzire. Da allora nulla sarà più come prima, il paziente comincerà ad avere paura che possa risuccedere, comincerà ad ascoltare il suo corpo per rilevare i segni di una possibile malattia fatale(…). Insomma, il sintomo provoca una “rottura” rispetto alla continuità della propria storia vitale: il paziente fino a quel momento stava bene, e da quel momento in poi “ha” un disturbo>>.

 

Lo dicevo, io: nossignori, non ci casco (più), non mi avrete MAI.

[…Sono un’inguaribile romantica, lo so. Non è colpa mia. E’ che sono anche intrinsecamente disturbata: “non si ha un disturbo di personalità, ma si è una persona disturbata”. Disturbata e disturbante, nel mio caso. Senza possibilità di recupero, né di redenzione. No, esatto, non ci credo. Nulla è, e se anche fosse potrebbe sempre non essere. E il vostro Amore, signori, è difficile che sia. E, soprattutto, che si dia come tale nella realtà].

Una buona domenica di sole a tutti coloro che se la potranno/sapranno godere. Finchè dura. 

Brivido di Claaaaa - marzo 11, 2007 15:06
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sabato, 10 marzo 2007

Ghost dance - the end

Lautrec…Il punto è che non se ne andranno mai. Anche se li caccio, se li sposto, se li sospingo in un buio senza ritorno. Basta niente per farli riapparire. Uno sguardo. Un messaggio. Una foto cancellata. Rabbia. Covo troppa rabbia dentro, vorrei esplodere.

Siamo figli di mondi diversi una sola memoria che cancella e disegna distratta la stessa storia.

Temo l’oblio, ma al tempo stesso vorrei cibarmene. Assaporare un attimo, un solo istante senza ricordare, senza pensare, senza sentire quel freddo intenso che mi provoca ogni “nostra” canzone. Musica è emozione, certo, ma è anche dolore. Ti scatterò una foto. Il rumore di un mito di vetro che si spacca. E ti scorderai di me, quando piove e i profili e le case ricordano te. Rabbia che cresce. Rabbia mista ad un affetto dolcissimo per tutti coloro che sono qui, vicino a me, e si sforzano, faticosamente, a regalarmi un sorriso perché piccola potresti andartene dalle mie mani. Sorrido, con la sensazione calda di essere amata, coccolata, cullata - senza meritarlo neanche. Magari sorriderei a prescindere. Ce la faccio lo stesso, da sola. E non è autoconvinzione: è consapevolezza. Gli artigli sono affilati, il peggio è passato. Non c’era nessuno con me quando affondavo. Adesso che risorgo, tutti pronti a tendermi una mano. Grazie, ma quella mano non la voglio. Non sono un cucciolo di gatto affusolato e senza difese. Sono mostruosamente forte, invece. Forte dei miei errori e dei miei dolori. Forte delle mie emozioni e delle amicizie indissolubili. Forte, tanto forte da urlare e grondare lacrime feroci che non sanno più di nostalgia. Ma di rabbia, incontenibile. Per tutto il tempo perso. Perché la vita è troppo breve per permettersi il lusso di non godersela fino in fondo. Troppo preziosa per sprecarla dietro a chi non la sa meritare. E mi arrabbio, perché mi sento a disagio con chi fa di tutto per rendermi felice. Protesto in faccia a chi mi sussurra complimenti. Sbatto la porta a chi me la spalanca dolcemente. E questo perché, grazie a qualcuno, non riesco più a togliermi quelle spine conficcate nelle vene. Che non fanno neanche più male. Perché respiro piano e non vedo l’ora di tossire, per sputare via tutto questo incubo spettrale.

Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse. E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse. E’ una sensazione grande, finalmente la provo: senza di loro sto meglio. Sono libera, adesso; volo via e non ritorno più.

Brivido di Claaaaa - marzo 10, 2007 01:37
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venerdì, 02 marzo 2007

La mia Signorina Felicita

Per favore, fermati. Dico a te, che mi stai leggendo. Perché SO che mi leggi. Lo so, lo sento qui, sotto la pelle. Ascolta. Queste sì, sono parole mie. Parole che odorano e sanno di me, che pulsano di vita mia, plasmate da una Claudia che ho chiamato, invocato, accompagnato per caso in una macchina immersa nella nebbia. Questo è tutto ciò che vorrei aver scritto. Tutto ciò che vorrei aver detto. Tutto ciò che ho vissuto con la stessa intensità ma che non sono mai riuscita a donarmi, a donarti, a far sentire al mondo. Pelle che si fa carta, brividi senza fine lungo una tastiera che non c'è. Ma io ci sono qua dentro, fino al collo. Io vivo dentro queste righe che sto per farti leggere. Ti regalerò un'emozione che mi è stata regalata a mia volta - ho pianto, dopo aver letto quello che sto per postare. Ho versato lacrime calde. Lacrime arancioni. Lacrime piene di persone e di momenti e di ricordi. E di risate. E di cazzate. E di Lei. Il mio specchio provocatore ed esagerato. La mia concretezza pandosa e razionale. La mia dolcezza acre e passionale. Lei, grazie a Lei, che quando non c'è mi fa male e quando c'è mi fa cantare. Lei: una, nessuna, centomila volte... Me. E adesso, abbassa le luci. Inspira a pieni polmoni. E leggila, leggila tutta d'un fiato. E se alla fine te ne sarà rimasto un soffio, spalanca le braccia e urla. Come fece Lei davanti al mare. Quel mare che sarà sempre il nostro mare. Mare dentro. Spero che sia sempre felice con chi la sa meritare, la mia signorina Felicita...

Firmato: Madame La Rouge.

"Per te. E per chi la sa capire.

Per i deliri della memoria, essenziali immersioni di vita, lampante momento di piacere.
Quei deliri lirici e quella memoria, implacabile dimora per fantasmi ghignanti.
 
Per le visite del dubbio, quando tutto è più relativo, e tutto è in discussione, e tutto è fuori da ogni controllo.
Quel dubbio che ti viene a cercare, che si insinua, che ti fa sentire morto dentro, che tutto fuori è proiezione irreale di ciò che vorresti che fosse, e forse non è.
 
Per lo sballo, che alla fine lo sai che solo quando siamo insieme ogni paranoia diventa vivibile.
Quell'euforia un po' pazza, e un po' malvagia, che stordisce, rapisce e ferisce.
 
Per la fiducia, che va data, riconquistata, anche pretesa, perchè nonostante tutto stai lì, ci sei.
 
Per le risate, che ti scaldano il cuore, quelle gracchianti, quelle rumorose, quelle che non ti dimenticherai con chi le hai condivise.
Quelle risate fragorose, che scuotono il cuore, forti.
 
Per i sorrisi, quelli delle labbra e degli sguardi, quelli silenziosi e sommessi, quelli che rincondurrai sempre a qualcuno.
Quei sorrisi intensi, che scuotono il cuore, lievi.
 
Per gli occhi, che sanno cercare, ma soprattutto trovare.
Quegli occhi che "lasciai passarmi accanto senza guardare...guardare gli occhi di chi sa capire". Occhi che ti inchiodano a te stesso, al muro del tuo disagio, che ti penetrano.
I tuoi nei miei.
Occhi per un'allucinante bolla fatta di noi.
 
Per le mani, quelle che tracciano infiniti confini, che riscrivono storie, che raccontano parole.
Fare l'amore con le mani.
Ricordare pelle con le dita, e dimenticarla ancora, per impararla sempre nuova.
Nascere e morire nelle mani di chi ti sa toccare, o anche solo sfiorare.
Mani che sanno trovare casa, impossessarsi di attimi, sciogliere nodi, correre.
 
Per i treni, da prendere e da lasciare andare.
Treni cui correrai per sempre dietro, fino alla fine del binario, crudele confine per l'emozione che limita.
Treni che non guarderai partire, che ti volterai e scenderai le scale, verso qualcosa che ritieni migliore, o forse solo meno doloroso. Codardo.
 
Per le scale, quelle che ogni giorno scendo con te al mio fianco, anche lontanissimo nello spazio.
Per le scale in salita, faticose e snervanti, ma che non ti va di mollare, perchè è una strada da fare, meraviglie da incontrare.
Per quelle che sali da solo, per quelle che saremo in tanti ad incontrarci.
Per quelle che chiedi aiuto, e per quelle che poi lo sai, abbandonerai.
Per quelle scale che continui a scegliere di fare con me, mai un passo oltre me, mai un passo dietro di me, mai al mio fianco...perchè sei dentro di me e i miei passi sono i tuoi passi.
 
Per il caldo, quello snervante, che non ti fa concentrare, che ti fa solo immaginare altro, che ti riporta indietro.
Quello che associ a paesaggi torridi, ma ricchi di esperienza, ancestrali, animaleschi.
 
Per il calore, quello umano, terribilmente tuo, e per quello eccitatao e vibrante.
Quello che ritrovo tra le mani, quello che pretendo e quello che accendo, che alimento.
 
Per la pioggia, che scandisce i nostri tempi, che nulla è importante come lei, eppure tutto è oltre lei.
Quella pioggia che ti nasconde, che trattieni il respiro pur di non disturbarne la melodia, che corri fuori a prendere tutta, per sentirti vivo.
Quella da cui tenti di coprirmi, quando non capisci che è essenza. Apri gli occhi.
Quella pioggia che ti fa correre e urlare, quella che ti fa cadere e quella che cammini lento perchè è l'unica cosa da cui vuoi essere sfiorato.
Quella che cancella, che lava via,e che invece no, non c'è niente di puro, niente di salvabile, niente di cancellabile, eppure tutto da cancellare.
Quella che non è vero che confonde le lacrime, perchè lo sai benissimo qual è il sapore dell'emozione che ti bagna il viso.
Quella che scendi da una macchina e non ti fermi. Come ora, quella che puoi capire solo tu.
 
Per la luce, quella forte che emani.
Quella luce di cui riempi gli ambienti e le persone, quella che mi attira a te, sempre.
Quella luce che non si spegne, lo sai.
 
Per il profumo, il tuo che mi stordisce, il mio che non resta.
Quel profumo che ti si attacca addosso,e  passeranno anni, ma ogni volta che lo sentirai si aprirà una voragine nella tua testa.
 
Per il sapore, quello nuovo che hai sulla pelle e sulle dita.
Quel sapore che hai nelle emozioni che vivi, quello che resta e da cui dipendi.
Quello che cerchi.
 
Per le parole urlate, che ti infuocano la gola, e trovano silenzio.
Quelle parole che mi lasciano lì, irretita dal dolore, ferita e ferma nella volontà di non ferire, di proteggere comunque.
 
Per le parole sussurrate, che dici ad occhi chiusi e labbra schiuse.
Quelle parole che ogni respiro è un gelo di pelle.
 
Per le fughe, pazze e scellerate, ad occhi chiusi su una strada di nebbia.
Quelle fughe che l'adrenalina spinge sull'acceleratore, che le curve scivolano via e il tempo ti consuma come fiamma viva.
 
Per il coraggio, quello che ti fa camminare.
Quel coraggio che se ti fermi, riparti. Che non c'è pianto rassegnato che non finisca in un sorriso.
Quello che ti fa credere in un noi tanto impalpabile quanto reale.
Quello che resti con me.
 
Per i fiori da lasciare abbandonati su un cuscino, in attesa su un sedile.
Quei fiori fermi in un ricordo, profumati di memoria.
Quelli che ogni petalo è un battito del cuore. Mio per te. Tuo per me.
 
E per tutto il resto.
 
...grazie."
 

Brivido di Claaaaa - marzo 02, 2007 22:09
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About me

Name: Claudia
Birthday: 25/01/86
Place: Roma
Soprannomi: troppi: Cla, Lady Catally, Strega, Sister, Susina, ZuZ, Scrittriceinerba, Petra, Gatta, Nipote derridiana, Gongola, Catà, Catwoman, Compagna di bivacco, Pablita, Angelodifuocotiepido.
Occupation: Giornalista pubblicista. Laureata squattrinata in Filosofia.
E poi scrivo.

Segni particolari: Uno, nessuno, centomila.

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LinKami

Tutto ciò che amo

Scrivere, scrivere e ancora scrivere. E poi recitare, ballare, ridere e cantare con le persone che amo. Nonché: emozionarmi a teatro, gustare un buon lavoro cinematografico, ascoltare poesie davanti ad un bicchiere di vino, leggere ed esplorare universi sensibili, sconfinare con Baudelaire, Derrida, Calvino, Pessoa, Pirandello e tutti gli altri, perdermi nelle sinfonie di Einaudi e negli spaccati d'anima di Allevi, imbattermi in anime sperdute, circondarmi di persone capaci di arricchire di sfumature oblique la mia esistenza, abbuffarmi con loro di pietanze stravaganti, seguire le testimonianze dei superstiti d'ogni ricordo, contemplare il mare d'inverno, sottostare ad un bagno di sole, scrutare le gocce di pioggia feroci sui vetri, perdermi in librerie stracolme, indagare il fondo ineffabile d'un quadro surrealista... e sperare nel risveglio generale dal letargo annoso dei nostri tempi.

Tutto ciò che odio

Gli scribacchini (quelli che scrivono tanto per vendere: accomodarsi nel settore commercio, prego), l'ipocrisia accomodante, i sorrisi vuoti, gli sguardi tristi, la formalità della burocrazia ad ogni livello, la brevità d'ogni singolo giorno, le convenzioni sociali, il "si fa"/"si dice" anonimo e impersonale, la dietrologia italiana, la superficialità, chi ha sempre un giudizio per tutto, chi non riesce mai a rilassarsi e a sorridere, l'insensibilità artistica, le interiora degli animali.

Tutto ciò che vorrei

Desideri banali ma sinceri al tempo stesso:la pace ovunque e senza "ma", il benessere generalizzato (e non solo di facciata/cartellone), la cultura diffusa ad ogni livello, un sistema d'istruzione che garantisca un buon bagaglio conoscitivo a tutti, rispetto reciproco in ogni dove - dal gabinetto agli stadi, ai banchi di frutta, a quelli del parlamento...-, civiltà e buon senso instillati in ogni individuo pensante, surrogati manualistici per ogni altro tipo d'individuo.

Gli intramontabili {books}

Se una notte d'inverno un viaggiatore (I. Calvino), Feu la cendre/Ciò che resta del fuoco (J. Derrida), Nuova grammatica finlandese (D. Marani), Chimera (S. Vassalli), Doppio Sogno (A. Schniltzer), Ecce homo (Nietzsche), Trilogia del seno (M. Devi), Sostiene Pereira (A. Tabucchi), Gli indifferenti (A. Moravia), I canti orfici (D. Campana), I sommersi e i salvati (P. Levi), La maga delle spezie (C. B. Divakaruni), Aprire Venere (Didi-Huberman), Il mondo dentro il capitale (P. Sloterdijk), I Fiori del male (C. Baudelaire), Malgrado tutto (M. Benasayag), Il girasole (S. Wiesenthal), L'enigma del solitario (J. Gaarder).

Pellicole speciali in ordine sparso

L'arte del Sogno, The Departed, Chicago, Irma la dolce, Profumo, In America, Quo vadis?, Lolita, Misery non deve morire, Donnie Darko, Ogni cosa è illuminata, Ferro 3, Kill Bill 2, Amori e incantesimi, Romanzo criminale, Prendimi l'anima, La leggenda del pianista sull'oceano, Se mi lasci ti cancello, Good night and good luck, La vita segreta delle parole, The New World, Il Padrino, La meglio gioventù, Annie, Braveheart, Il favoloso mondo di Amelie, L'ultimo bacio, Jules et Jim, I cento passi, Le conseguenze dell'amore, Moulin Rouge, Arrivederci amore ciao, L'uomo senza volto, La vita è bella, SOS fantasmi, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Tutte le manie di Bob, Gangs of New York, La fabbrica di cioccolato, Quei bravi ragazzi, Io non ho paura, Edward mani di forbice, Peter Pan, Labyrinth, Ladyhawke.

Note dentro

Ciao amore ciao (Dalida)
Rimmel (F. De Gregori),
Poster (C. Baglioni), Eternità (O. Vanoni),
Minuetto (Mia Martini),
Almeno tu nell'universo (Elisa),
Uomini soli (Pooh), Via (Raf),
L'ultimo bacio (C. Consoli), Senza fine (G. Paoli&O. Vanoni),
Perdere l'amore (M. Ranieri),
Cento Passi (MCR),
La donna cannone (F. De Gregori),
Le mie parole(S. Bersani),
Due destini (Tiromancino),
Sally (V. Rossi), Ebano (MCR), Il cielo in una stanza (G. Paoli), Vivo per lei (Giorgia&Bocelli), Incontro(Guccini), Replay (S. Bersani), Una carezza in un pugno (A. Celentano), Non son degno di te (G. Morandi), La Cura (F.Battiato), Che coss'è l'amor (V.Capossela),
Acqua nell'acqua (C. Baglioni), Echi d'infinito (A. Ruggiero), Tre minuti (Negramaro), La vita non è un film (Articolo 31), L'abbandono (G. Nannini), Se io se lei (B. Antonacci), Verranno a chiederci del nostro amore (De Andrè), Dio è morto (Guccini&Vanoni), Parole parole parole (Mina)
Voglio vederti danzare (F. Battiato) Notte prima degli esami (A. Venditti), La descrizione di un attimo (Tiromancino),
I was born to love you (Queen),
Viva Forever (Spice Girls),
Crash and burn (Savage Garden),
Wonderwall (Oasis), Perfect day (Lou Reed),
Promises (The Cramberries),
Angels (R. Williams),
Thank u (A. Morrissette),
Two way monologue (S. Lerche),
Imagine (J. Lennon), The show must go on (Queen), Twist and shout (Beatles), Your song (E. John), Killing me softly (Fugees), What a wonderful world(L. Armstrong),
Seven seconds(Youssou N'Dour), Always (Bon Jovi), Too much love will kill you (Queen).